Quanto tempo ci vuole perché la Riflessologia funzioni?

puntiriflessi

Sono semplici domande che qualsiasi persona intenda intraprendere un percorso con la Riflessologia plantare si pone, e pone a noi Riflessologi. Giustamente.

Solo che la risposta non è altrettanto semplice e, soprattutto, non è una risposta standard, che va bene per tutti. Vediamo perché.

La Riflessologia è una disciplina olistica. Vuol dire che prende in considerazione tutto l’essere umano, a livello fisico ma anche emotivo e mentale. Prende in considerazione tutta la sua storia, perché ognuno di noi è quello che è perché ha una storia.

Una storia che comincia da prima della nascita, con i genitori, e con il loro patrimonio genetico. Al concepimento i loro geni si mischieranno nel DNA del figlio, dando origine ad un essere umano unico, diverso da tutti gli altri, inclusi i suoi fratelli, con la sola eccezione dei gemelli monozigoti.
Il DNA, però, è solo metà della storia: la parte chiamata genetica.
La medicina moderna, spesso troppo ossessionata dalla genetica, trascura l’altra metà, la parte chiamata oggi epigenetica, ossia l’influenza che hanno nella vita di un essere umano tutte le influenze cosiddette ambientali. Non mi riferisco solo ad elementi materiali, come la qualità della nutrizione o uno stile di vita più o meno sano, ma anche alle esperienze a cui ciascuno di noi è stato esposto dal momento del concepimento in poi. E non solo, o non tanto le esperienze oggettive, quanto piuttosto la percezione soggettiva che ne abbiamo avuto, quando eravamo embrioni o feti, o neonati, o bambini piccoli, adolescenti, giovani adulti e via dicendo, fino ad oggi. E’ la percezione soggettiva a determinare se un evento sarà vissuto da ognuno di noi come piacevole, o neutro, stressante o addirittura traumatico.

Quindi ogni persona è un individuo unico e irripetibile e, come tale, reagirà in modo diverso ai trattamenti di Riflessologia e di qualunque altra disciplina che condivida questi presupposti.

Ci sono ovviamente dei principi generali, come ad esempio il fatto che l’organismo di un bambino reagirà in genere prima di una persona adulta o anziana, e avrà bisogno di una stimolazione molto meno intensa. Ho in mente un video che ho visto di recente dove si vede un neonato sofferente di coliche, che smette di piangere e si acquieta dopo solo pochi minuti di massaggio ad un piedino, assumendo l’espressione pacifica e soddisfatta che precede il sonno.

Un altro principio che mi guida nel dare la risposta alla domanda “Di quanti trattamenti avrò bisogno?” è quello di invitare la persona ad impegnarsi per almeno 4/6 trattamenti. Specifico che probabilmente non saranno sufficienti a risolvere la situazione per cui è venuta, ma basteranno perché lei in prima persona possa rendersi conto che qualcosa sta cambiando grazie alla Riflessologia. Magari potrebbe notare un’attenuazione dei sintomi, o un senso di maggiore rilassatezza e vitalità, o il miglioramento della qualità del sonno, l’aumento della diuresi, le gambe che si sgonfiano e via dicendo. Se questo accade, poi non dovrò convincerla io (odio “convincere” le persone, quindi non lo faccio mai), ma sarà lei stessa a desiderare di impegnarsi in un percorso che prevederà almeno 10 o 12 trattamenti per raggiungere un risultato significativo.

A volte, in condizioni particolarmente croniche, dopo un primo pacchetto di sessioni settimanali, propongo di continuare, allungando i tempi tra un trattamento e l’altro, finché il cliente si sente di poter migliorare ancora.

Perché con la Riflessologia non migliorano solo i sintomi di un disturbo specifico. In realtà non stiamo affatto lavorando per eliminare i sintomi, stiamo lavorando per risolvere le cause, ossia il disequilibrio che ha portato il corpo a manifestare quel disturbo, quei sintomi.

Maria Cristina

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