La Teoria Polivagale per i Riflessologi (prima parte)

La Teoria Polivagale può interessare i riflessologi?

Oggetto di un numero crescente di ricerche scientifiche, il Nervo Vago è la star del momento, a partire dalla cosiddetta Teoria Polivagale, formulata nell’ultimo decennio del Novecento dal professor Stephen Porges.

Chi mi conosce e mi segue da un po’ di tempo sa che per me i riflessologi e gli operatori olistici hanno il diritto e il dovere di conoscere l’anatomia e la fisiologia del corpo umano e di essere aggiornati sulle scoperte e sulle novità che la ricerca scientifica ci propone. Sapete anche che questo è uno degli obbiettivi che mi propongo, sia quando insegno dal vivo sia nelle Classi online di Puntiriflessi, come pure con gli articoli che pubblico in questo blog. Ecco perché ritengo che dobbiate conoscere la Teoria Polivagale, che ha cambiato radicalmente la nostra conoscenza dei comportamenti umani in condizioni di stress e nelle relazioni interpersonali.

Per illustrarvela vi parlerò delle scoperte effettuate dal prof. Porges e dal suo team e questo comporterà anche una descrizione abbastanza lunga dell’anatomia del Nervo Vago e non solo di esso. Se siete come me degli appassionati dell’anatomia, vi assicuro che vi divertirete. Se invece non lo siete, vi chiedo scusa fin da ora se vi annoierò, ma spero che ne sarà valsa la pena.

Se avrete le pazienza di leggermi fino alla fine, vi sarà chiaro perché ritengo che sia utile, o addirittura essenziale che un operatore olistico, un riflessologo conosca queste cose, se vuole aumentare l’efficacia del suo lavoro con i clienti. E’ probabile che molti di voi vi comportiate come se le sapeste già, a livello intuitivo, e adesso avrete anche la conoscenza scientifica che le supporta.

Più avanti pubblicherò un articolo sulla ricerca che ho svolto sulla posizione dei punti o della zona riflessa del Vago nel piede, che, come vedrete, è ancora piuttosto…vaga, anche se stiamo facendo progressi!

Anatomia di una star: il Nervo Vago

Ma cominciamo con la scienza.

Fino dagli inizi della sua carriera di ricercatore nell’ambito delle Neuroscienze, Stephen Porges si orienta agli studi di psicofisiologia, ossia alla ricerca della fisiologia delle emozioni.

Studiando il decimo nervo cranico, ossia il Nervo Vago, Porges fa una scoperta importante.

Il Vago ha fibre miste: afferenti e efferenti. Le fibre afferenti sono fibre sensitive, cioè che portano informazioni dai visceri e dagli organi al cervello. L’origine di queste fibre si trova nel tronco encefalico (brain stem), come la maggior parte dei nervi cranici, in un nucleo chiamato Nucleo del Tratto Solitario (STN). E fin qui niente di nuovo.

Non un solo Vago, ma due

Partiamo dai nuclei: da un nucleo situato più posteriormente e chiamato da Porges Nucleo Motore Dorsale (DMN) o Complesso Vagale Dorsale (VDC), partono fibre non mielinate, il che significa che sono fibre filogeneticamente più antiche, perché la mielina è una scoperta più recente nella storia evolutiva, un’innovazione per velocizzare il trasporto delle informazioni lungo i nervi dei mammiferi. Porges scopre che ci sono anche fibre vagali ricoperte di mielina e che queste hanno i loro corpi cellulari in un altro nucleo, situato più anteriormente, e denominato Nucleo Ambiguo (NA) o Complesso Vagale Ventrale (VVC), fibre filogeneticamente più recenti a conduzione veloce. Entrambe le tipologie di fibre escono dal cranio tutte insieme attraverso il forame giugulare, una fessura situata all’interno della sutura occipitomastoidea, dietro le orecchie, bilateramente, a ridosso del processo mastoideo dell’osso temporale.

Nell’immagine qui sotto, in blu un motoneurone, in verde il rivestimento di mielina, che velocizza la trasmissione del segnale.

La novità arriva dallo studio delle fibre efferenti del Vago, ossia le fibre motorie, che portano il segnale dal cervello agli organi e visceri. Porges scopre che le fibre motorie del Vago sono di due tipi diversi, originano da due nuclei diversi del tronco encefalico e inoltrandosi nel corpo fanno percorsi diversi. Una volta uscite dal cranio, le fibre non mielinate inviano alcuni rami ai polmoni e al cuore, ma per la maggior parte si fanno dare un passaggio dall’esofago e scendono al di sotto del diaframma, andando a innervare i vasi, gli organi e i visceri della digestione, fino alla curva splenica del colon. Questo è stato chiamato il Vago sottodiaframmatico, o anche Vago antico, che abbiamo in comune con gli animali situati più in basso nella scala filogenetica, come ad esempio i rettili.

 

Il Vago Nuovo: un’autostrada per l’evoluzione

Che percorso fanno invece le fibre mielinate di quello che è stato chiamato il Vago Nuovo? Si suddividono in diversi rami, alcuni dei quali contribuiscono all’innervazione della faccia, della faringe e della laringe, insieme ad altri nervi di cui parlerò un po’ più avanti, mentre altri si dirigono agli organi ritmici del torace: cuore bronchi e polmoni. L’effetto sul cuore e sui polmoni di queste fibre vagali è calmante, rallentano la frequenza cardiaca e il ritmo respiratorio. In gergo questo effetto è chiamato freno vagale (vagal brake). Ne riparleremo più avanti.

Le fibre vagali sopradiaframmatiche che si dirigono alla faccia e alla gola (faringe, laringe, corde vocali) fanno parte di un complesso di nervi che per la loro comune origine embrionale sono stati chiamati nervi motori branchiali. Per capire questo passaggio serve sapere che durante la quarta settimana dal concepimento la faccia e la gola dell’embrione si formano a partire da cellule raggruppate in strutture denominate archi faringei, o archi branchiali, in quanto all’inizio sono del tutto simili alle branchie dei pesci, solo che poi in noi umani, filogeneticamente più evoluti, diventano la faccia, dalle ossa mascellari al disotto dell’orbita, fino alla gola. Nella prima immagine qui sotto potete vedere un disegno schematico degli archi faringei nell’embrione. 

 

I nervi che collaborano con il Vago

I nervi motori branchiali, oltre al Vago, includono il Nervo Facciale (nervo cranico VII) e il ramo mandibolare del Trigemino (nervo cranico V3) che innervano i muscoli facciali e sono responsabili della mimica facciale, il Vago Nuovo (ossia il Complesso Vagale Ventrale) e il Glossofaringeo (nervo cranico IX) che innervano i muscoli della gola, faringe, laringe e corde vocali e quindi permettono l’articolazione del linguaggio. In particolare sembra che il Vago sia responsabile dell’intonazione della voce. Infine, il Nervo Accessorio Spinale (XI) che innervando i muscoli del collo, permette il riflesso di orientamento. Il riflesso di orientamento è quello che ci fa girare la testa per guardarci intorno, orientarci all’ambiente che ci circonda, valutare se siamo in condizioni di sicurezza oppure se dobbiamo allertarci in presenza di una minaccia alla nostra sopravvivenza.

Fin qui le scoperte relative all’anatomia del Vago e dei nervi branchiali che operano in sinergia con il Vago Nuovo. E questi sono dati oggettivi, reali. Nel dare un’interpretazione a questi dati, per renderli comprensibili e trarne le opportune deduzioni terapeutiche, il prof. Porges ha elaborato la cosiddetta Teoria Polivagale. Che cercherò di riassumere nella seconda e nella terza parte di questo articolo.

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