Incarnarsi e nascere: i bambini raccontano (seconda parte)

 

Il Viaggio della Nascita

Poi arriva il momento di uscire fuori nel mondo… Per il bambino la nascita è un viaggio tra i mondi, quello interno, fluido e protettivo del grembo materno, l’unico che conosce, verso quello esterno sconosciuto, freddo, rumoroso… E’ un rito di passaggio doloroso e cruento, in cui il piccolino si trova spesso confuso, disorientato, perso, bloccato, stritolato dalle forze potenti delle contrazioni, senza speranza di uscire alla luce. E questo anche nelle nascite più facili, nei parti naturali, dove non c’è bisogno di interventi medici.

Eppure nessuno ne parla… Se i dolori del parto sono provocati nella donna dal passaggio della testa e del corpo del bambino contro i tessuti della pelvi materna, perché è così difficile immaginare che che quella stessa compressione e attrito provochi dolore anche nel bambino? Probabilmente perché il bambino è un essere preverbale, che non sa raccontare a parole com’è stato per lui/lei il viaggio della nascita, quanta paura ha avuto di non farcela, quanto forte era la compressione contro la sua testolina ancora morbida, contro il suo corpo, quante volte gli è mancato il respiro perché il cordone era compresso contro il sacro della mamma…Ma questo non diminuisce l’intensità delle sue sensazioni, delle sue emozioni. Siamo noi che non lo capiamo, che non siamo disposti a riconoscere che è un essere senziente, e che magari ha un altro modo di esprimersi, che non è quello delle parole.

 

 

I neonati raccontano la loro Storia di Nascita

Dopo la nascita i neonati cercano di raccontare la loro esperienza, utilizzando un linguaggio universale, fatto di movimenti del corpo, di mimica facciale, di sguardi, di pianto. I bambini ci parlano con un linguaggio corporeo (baby body language), talvolta associato a un pianto che non è espressione di bisogni del momento, come fame, freddo, sonno, mal di pancia, richiesta di un pannolino pulito… Questo pianto è invece il pianto del ricordo (memory crying), quando nel corpo sensibile del bambino affiorano ricordi di momenti traumatici della sua esperienza prenatale e di nascita. Qui la richiesta del piccolino è di essere ascoltato con empatia dal genitore, in modo da poter scaricare l’intensità delle emozioni trattenute nel suo sistema nervoso, nei suoi tessuti, nelle sue cellule.

L’importanza di ascoltarli

E’ solo quando viene ascoltato in modo empatico mentre racconta la “sua” storia, mentre esprime con i gesti del linguaggio corporeo, con la mimica del volto, con l’espressione dello sguardo, con il pianto del ricordo le esperienze che lo hanno segnato, che un bambino può rilasciare il trauma che ha incontrato nel suo viaggio per arrivare qui, e solo dopo che il trauma sarà dissipato lui/lei potranno finalmente incarnarsi più pienamente e rivolgersi verso il futuro, verso la loro vita. Se saranno stati ascoltati, se qualcuno avrà empatizzato con loro, senza sminuire l’intensità della loro esperienza limitandosi a consolarli e ad azzittirli, cresceranno più liberi, più sani e felici.

 

 

La Tecnica Metamorfica per i bambini…

Nata dalle intuizioni e dalle esperienze di Robert St John, un naturopata inglese che lavorava in istituti per disabili, la Tecnica Metamorfica, che St John all’inizio aveva chiamato Terapia Prenatale, è un trattamento tanto semplice quanto potente per aiutare neonati e bambini a rilasciare stress e traumi che hanno avuto origine nel periodo prenatale.

Possiamo immaginare quanto più efficaci saranno i nostri trattamenti se sapremo combinare l’uso di questa tecnica con la conoscenza dell’esperienza prenatale e con l’ascolto empatico del linguaggio corporeo del bambino e del suo pianto del ricordo. Inoltre avremo la possibilità di insegnare tutto questo ai genitori, rendendoli più consapevoli dei bisogni profondi del loro bambino. In tal modo il legame di amore tra i genitori e il piccolo si rafforzerà, con effetti benefici per tutta la famiglia. Non è un risultato da poco!

e per gli adulti

Ma c’è di più… La Tecnica Metamorfica può essere praticata con successo anche sugli adulti, che si portano dietro traumi non risolti dal loro periodo prenatale e dalla loro nascita.

Con un adulto che si sente bloccato in schemi comportamentali inadeguati, che lo rendono insoddisfatto, incapace di affrontare la vita, di prendere decisioni, di effettuare cambiamenti, praticare la Tecnica Metamorfica può aiutarlo a sciogliere nodi del passato, a liberarsi da condizionamenti antichi, diventati inconsci, per vivere una vita più piena.

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