Incarnarsi e nascere: i bambini raccontano (prima parte)

Dare voce a chi non ce l’ha

Ci sono aspetti della storia che quasi nessuno racconta, perché la storia la fanno i vincitori, i sovrani, i nobili, i preti, i maschi adulti, ovviamente europei, bianchi, di razza ariana. Nessuno, o quasi, parla degli sconfitti, dei popoli, delle popolazioni autoctone sterminate dai conquistatori, delle donne bruciate come streghe, dei liberi pensatori bruciati come eretici… Di recente le cose sono un po’ migliorate, il libero pensiero non è più perseguitato, le donne e i non bianchi, non europei ecc. si sono conquistati un loro spazio nel mondo.

Chi è rimasto finora fuori dall’allargamento della visione antropocentrica sono altre creature senzienti, ma che non hanno accesso alla parola, e che quindi non possono “raccontare la loro storia” ed essere ascoltati. Mi riferisco agli animali e ai piccolini umani, agli embrioni, ai feti, ai neonati, ai bambini piccoli.

E’ a questi ultimi che dedico questo articolo, nella speranza che, leggendolo, gli adulti, i genitori capiscano che il piccolino non è solo “un grumo di cellule”, un insieme di processi biologici, un essere privo di coscienza e incapace di sentire, ma una persona pienamente cosciente e senziente fino dal concepimento e, secondo alcuni studiosi più radicali, anche da prima.

 

Il Viaggio dell’Incarnazione

Dopo il concepimento, si accende la scintilla della vita nel concepito e viene impostato un campo quantico di luce, con una linea mediana che funge da principio organizzatore. L’accensione al concepimento mette in moto le forze organizzatrici della vita, le quali agiranno nella formazione del nuovo essere umano, dal concepimento in poi, fino alla morte del corpo fisico.

Tuttavia, insieme alle forze della Salute, fin dall’inizio il piccolino incontrerà le forze del condizionamento…

In qualsiasi momento, dal concepimento in poi, o addirittura da prima del concepimento, il piccolino può svilupparsi in condizioni ottimali, oppure sopravvivere a fatica in un ambiente ostile e tossico, provando emozioni negative come paura, terrore, vergogna, senso di colpa, rabbia e sperimentando stress e trauma.

Alcuni passaggi-chiave dell’esperienza di incarnarsi e nascere sono proprio il preconcepimento, il concepimento, l’annidamento, ossia il momento dell’impianto dell’embrione nell’utero materno, la “scoperta”, ossia il momento in cui la madre scopre che c’è un bambino in arrivo, che coincide in genere con la formazione del cuore. Infine il processo di nascita, che è una transizione potente, un vero e proprio viaggio in cui il piccolino non sa se sopravviverà o no alle forze che impattano il suo piccolo corpo, lo comprimono e lo strizzano come un limone.

In ciascuno di questi momenti qualcosa può “andare storto” e lasciare un imprinting negativo sul corpo o sulla psiche del bambino, che se lasciato irrisolto potrà condizionare la sua vita anche più tardi, nell’infanzia, nell’adolescenza, nell’età adulta…

Non è difficile capire che grande differenza c’è tra nascere da una coppia di genitori consapevoli, che hanno desiderato il bambino e si sono preparati ad accoglierlo con amore, e venire concepiti in una relazione occasionale, tra due quasi estranei, magari dopo una serata di sballo, o, peggio ancora come conseguenza di una violenza.

La Madre è il Mondo

Dopo il concepimento l’embrione e poi il feto si forma e cresce totalmente immerso nei fluidi materni, e per questo, secondo gli esperti di psicologia pre e perinatale, non è in grado di differenziare la sua esperienza fisica emotiva ed energetica da quella della madre. La madre è tutto il suo mondo ed è l’intermediaria tra il mondo esterno e il mondo interno del piccolino nel suo grembo. Quello che vive lei diventa ciò che vive il bambino. Quello che è là fuori, per lui/lei è qui dentro. Pancione di una mamma incinta con piedino del bebè che spinge

Dunque è veramente importante il modo come la madre vive la sua gravidanza: se è felice o o infelice, se si nutre bene o mangia cibo spazzatura, se è esposta a fattori inquinanti, volontari (come alcool fumo, droghe, farmaci) o involontari (inquinamento ambientale), ma anche quanto è stressata a livello lavorativo o affettivo, quanto supporto e quanto amore riceve dal partner e dalla sua famiglia di origine e via dicendo. Perché attraverso il suo sangue arriverà al figlio non solo il nutrimento e/o le tossine fisiche, ma anche le “molecole di emozioni”corrispondenti ai suoi stati d’animo.

Una mamma felice produrrà endorfine, dopamina, serotonina, ossitocina, che sono l’equivalente biochimico della felicità, della serenità, della soddisfazione. Il bambino che le riceve si prepara a nascere in un mondo amorevole e accogliente. Una mamma infelice e stressata produrrà adrenalina, noradrenalina, cortisolo in risposta alla paura, alla rabbia, alla tristezza, all’ansia. Queste sono le molecole dello stress, delle emozioni negative, che, arrivando al bambino che si forma nel suo grembo, lo plasmeranno in modo da prepararlo ad un mondo ostile e pericoloso. (CONTINUA…)

 

 

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